Nei miei due precedenti articoli ho parlato della cosiddetta “energia oscura”, dei suoi aspetti abbastanza singolari che la fanno assomigliare all’etere di antica memoria che la Teoria della Relatività riuscì ad archiviare. L’etere, nella fisica classica newtoniana, rappresentava il mezzo le cui “vibrazioni” consentivano alle radiazioni elettromagnetiche di viaggiare alla velocità della luce. Ora uno degli aspetti fondamentali del problema fu quello della relazione fra questo mezzo, che doveva riempire tutto lo spazio, ed i moti dei corpi celesti, in generale, e di ogni altro corpo in movimento, in particolare. La questione può essere ridotta in questi termini: il mezzo (etere) viene trascinato dai corpi in movimento (come l’acqua viene in parte trascinata da un veicolo che si sposta rispetto ad essa) oppure rimane immobile? Ovviamente la soluzione di questo dilemma va ben oltre il solo aspetto connesso alla scienza fisica: se l’etere è
immobile e noi possiamo misurare il nostro movimento rispetto ad esso possiamo stabilire anche quali movimenti sono moti relativi e quali sono assoluti, possiamo definire un sistema di coordinate incardinate in uno spazio assoluto, possiamo pensare di trovare un centro dell’universo, baricentro da cui l’espansione è partita. Ma Einstein ha dimostrato che questo non è possibile, l’etere non esiste, noi possiamo definire solo moti relativi fra i vari sistemi. Questo fu possibile introducendo un’altra variabile: quella dello scorrere ineguale del tempo. Il tempo non scorre in modo eguale in sistemi che si trovano in movimento reciproco. Da ciò discende poi tutta la teoria della relatività ristretta che fino ad oggi non è stata messa in discussione, almeno in linea di principio. Ora, facendo il parallelo fra etere ed energia oscura, quale potrebbe essere l’elemento da mettere in campo contro l’esistenza di quest’ultima? È ovvio che tutto il problema dell’espansione dell’universo è connesso da un lato alla forza di gravità, che tenderebbe a ridurre la velocità di espansione di modo che i corpi più lontani dovrebbero possedere velocità minore per effetto della decelerazione gravitazionale, dall’altro all’energia oscura, che, in assenza di materia, tenderebbe ad accelerare l’espansione opponendosi alla forza di gravità. Quindi, se vogliamo vedere le cose in maniera globale e quindi ridurla alla dipendenza da un solo parametro, potremmo anche considerare l’espansione dell’universo come dipendente esclusivamente da una forza di gravità che agisce in maniera diversa in condizioni diverse. In effetti, se l’energia oscura pervade in maniera totalizzante ed uniforme tutto lo spazio risulta evidente che essa viene a coincidere con lo spazio stesso; viceversa se la gravità, che è manifestazione della presenza della materia, presenta effetti diversi a seconda della concentrazione della materia, perchè non deve essere considerata come l’unico elemento variabile del sistema? Quello che ho espresso in termini molto elementari è il pensiero sostenuto fin dal 1983 da Mordecai Milgrom, un fisico israeliano, ideatore della Dinamica Newtoniana Modificata (MOND per gli amici). Un cenno a questa teoria è apparsa nell’ultimo numero della rivista Le Stelle che ci promette, per i prossimi numeri, anche un’ampia illustrazione della teoria. Il termine comunque qualificante della teoria è che sotto un certo livello di concentrazione della materia la forza di gravità subirebbe una sensibile variazione al punto da giustificare l’espansione non decelerata, anzi accelerata, dell’universo cui stiamo assistendo. Il problema (sempre lo stesso) è quello di trovare un esperimento che dimostri la fondatezza della teoria. Ora pare che nel giorno degli equinozi, data in cui certe accelerazioni vengono ad annullarsi, per un millesimo di secondo, in un’area della dimensione di un’unghia posta a 79° 50’ nord o sud di latitudine (la longitudine del sito si sposta di anno in anno) sia possibile verificare un piccolissimo spostamento di un oggetto test che consentirebbe di verificare la fondatezza della teoria. Sebbene i limiti della Divina Provvidenza siano insondabili, ci rendiamo tutti conto che passeranno diversi equinozi senza che qualcuno realizzi l’esperimento o che lo faccia in modo assolutamente sicuro circa la validità del risultato. Pertanto quello che mi importa evidenziare non è tanto l’esistenza di tesi contrastanti sul tema dell’espansione dell’universo, cosa molto naturale e molto scientifica, quanto l’estrema difficoltà che si incontrerà nel dimostrare la validità di una tesi o di un’altra, a meno che da qualche angolo oscuro (questo si che possiamo oggi definirlo tale) non emerga un’idea nuova che, simile all’incostanza del tempo, stravolga il quadro di riferimento e ci porti a nuovi e più sicuri lidi.
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